di celebrare la festa del tuo beato Apostolo Bartolomeo e per questo ci riempi di santa gioia, deh! : You are free: to share – to copy, distribute and transmit the work; to remix – to adapt the work; Under the following conditions: attribution – You must give appropriate credit, provide a link to the license, and indicate if changes were made. Il dipinto, che raffigura il “Martirio di San Bartolomeo”, è probabilmente da considerare il primo di una serie, eseguita fra il 1626 e il 1635, dedicata da Jusepe de Ribera ai Santi martiri. Fu uno dei massimi protagonisti della pittura napoletana ed europea del XVII secolo nonché uno dei più rilevanti pittori seguaci del filone del caravaggismo napoletano, da cui derivò una peculiare corrente pittorica di cui fu il promotore, il tenebrismo, che vedeva una esasperata rappresentazione della realtà, violenta e brutale, accentuata da particolari epidermici, anatomici e psichici nei personaggi raffigurati. The author presents an unpublished "Martyrdom of Saint Bartholomew" by Ribera, supporting the new attribution with a series of close comparisons with the painter's earliest works from his Roman sojourn, and thus proposing that this canvas dates from the period 1610-1611 and was painted in Rome or Parma. This page was last edited on 11 October 2020, at 08:32. I, the copyright holder of this work, hereby publish it under the following license: The making of this document was supported by, Add a one-line explanation of what this file represents. L'ultima pare essere la più credibile visto lo stile e la tecnica usata. [20][21] Sempre al 1638 risalgono poi le commesse di altri dipinti della certosa, come il grande quadro della Comunione degli apostoli, collocato nella parete laterale del coro della chiesa e terminato tredici anni più tardi (1651), caratterizzato da un approfondimento psicologico dei personaggi e che risulta essere il secondo dipinto più grande per dimensioni del catalogo del Ribera per il quale fu concordato un compenso di 1000 ducati, poi rialzato a 1300 dopo una causa intentata (e vinta) dagli eredi del pittore contro i padri certosini in quanto a parer loro l'opera valesse più di quanto pattuito. [1][6], Ad ogni modo, a prescindere da quali dei due tragitti abbia percorso il pittore spagnolo, una volta giunto in Italia le notizie circa le attività del Ribera sono ben documentate: nel 1611 è infatti segnalato nel settentrione, a Cremona, a Milano e a Parma, dove entrò probabilmente in contatto con i Farnese, dove ebbe modo di studiare la pittura del Correggio e del Parmigianino e dove venne a conoscenza dell'attività dei Carracci, nel 1613 è invece a Roma, dove risiederà con altri connazionali e con i fratelli Jeronimo e Juan (pittori anche loro) a via Margutta, dove entrerà in contatto con la pittura di Guido Reni, di Annibale Carracci e soprattutto di Caravaggio e dove provò, grazie anche al bagaglio di esperienze e conoscenze apprese in precedenza, a fare accesso nello stesso anno nell'Accademia di San Luca, mentre dal 1616 è definitivamente a Napoli. La capacità di Ribera di creare equilibrati giochi chiaroscurali, che in questo caso, ma anche più in generale, si rivela determinante per aumentare il senso di drammaticità alla scena, colpì profondamente Byron che, nel 1824, scrisse…. Indirizzo: Palazzo Pitti, P.zza Pitti, 1, Firenze (FI) - deposito, appartamento Giandotti 1 carrello 09 sx,inv. [4][5], Ribera nasce a Xàtiva, vicino Valencia, nel 1591 da Simón de Ribera (calzolaio) e Margarita Cucó, secondogenito battezzato all'anagrafe Juan Jusepe de Rebera, dove poi preferirà firmarsi e farsi chiamare solo Jusepe, probabilmente anche per distinguersi dal fratello terzogenito Juan, nome che verrà utilizzato anche per appellare il primogenito Miguel Jeronimo. [4] Quest'ultima opera, in particolare, che di fatto è la tela maggiore per dimensioni di tutto il catalogo del Ribera, rappresenta il culmine della svolta pittoricista avviata dal Ribera a partire dal 1632 nonché prototipo esemplare per diverse altre opere di autori spagnoli a medesimo soggetto successive a questa. L'elemento che più caratterizza la pittura del Ribera nella ritrattistica di figure umane è la raffigurazione di persone dall'età anziana, con epidermidi severe, rugose e rinsecchite, dalla alta e cruda intensità visiva. [19] Il dipinto, intriso di richiami classici del barocco emiliano-romano, con citazioni alle pitture di Giovanni Lanfranco, di Ludovico Carracci e di Guido Reni, risulta essere uno dei capolavori del catalogo del pittore, apprezzato sin dall'origine dagli artisti del tempo e successivamente anche dagli storici e biografi che l'ammiravano in cappella. Catalogo della mostra (Napoli, Maddalena Ventura con il marito e il figlio, Real Academia de Bellas Artes de San Fernando, chiesa di Santa Maria del Parto a Mergellina, https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Jusepe_de_Ribera&oldid=116313340, Voci biografiche con codici di controllo di autorità, licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo, alcuni dipinti della certosa di San Martino. Il giovane Ribera tra Roma, Parma e Napoli (1608-1624). Resumen de Il primo 'Martirio di San Bartolomeo' di Ribera Gianni Papi. label QS:Len,"Martyrdom of Saint Bartolomeo". [9] Il Sileno ebbro (1626), oggi al museo nazionale di Capodimonte, si colloca tra le opere più celebri e popolari del primo Ribera, vero spartiacque della prima maturità artistica del pittore, in apparenza ritenuto grottesco e satirico, mentre invece risulta essere ricco di riferimenti allegorici e allusivi di spiccato intelletto. [20] Al 1638 risalgono poi tutte le altre commissioni ricevute per il vasto ciclo decorativo della certosa, mentre il compimento delle opere, a causa anche della malattia che lo colpì dal 1643, avvenne solo, chi più e chi meno, diversi anni dopo. 25, 2013 (2014), pp. [1][6], Una volta giunto a Roma, documentato nel 1613, il Ribera orienterà definitivamente il suo stile verso i modi del Caravaggio, la cui pittura, quindi, apprenderà nella stessa capitale pontificia, stabilendo legami anche con i caravaggisti di matrice nordica, francese e fiamminga che intanto si stabilivano in città. Stilisticamente l’opera della Palatina è molto vicina al “Martirio di Sant’Andrea”, conservato nella Galleria Nazionale di Budapest. pp. Al 1624 risale la tela della Madonna col Bambino e san Bruno del castello di Weimar (oggi a Berlino), dove appare per la prima volta nella firma della tela il "de" che precede il cognome, come a voler dare maggior prestigio al proprio nome alludendo ad una fantomatica origine nobiliare (da quel momento in poi quindi il pittore si firmerà sempre "Jusepe de Ribera" in luogo del precedente "Jusepe Ribera"). A causa dei rimaneggiamenti apportati alla chiesa, tuttavia, dei suoi resti oggi non è rimasta traccia. L’ipotesi che pur ha ottenuto autorevoli condivisioni, tuttavia non è unanimemente accettata dalla critica (Nicola Spinosa) che ritiene invece, piuttosto, che solo una parte del catalogo delle opere del Maestro sia riconducibile tutt'al più al Ribera, mentre un'altra parte è da ricollegare ad un pittore comunque non ancora identificato. ), il San Sebastiano (1636 ca. Indubbiamente dopo Caravaggio fu Ribera il maggiore punto di riferimento dei molti giovani artisti operanti a Napoli, anche perché lo spagnolo aveva la più importante bottega della città. [5] Il pittore in una prima fase manifestò, invece, l'intento di accettare un compenso di "solo" 1000 ducati in segno di devozione verso il santo, tuttavia, dalle notule di pagamento si evince che l'importo corrisposto dalla Deputazione fu comunque pari a 1400 ducati, lasciando pensare che presumibilmente si tornò all'importo originario in quanto le figure ritratte furono più di quelle pattuite in fase di stipula dell'accordo. È possibile conoscere la prima versione grazie a un’incisione eseguita dall’artista nel 1624 per Filiberto di Savoia, viceré di Sicilia, cugino di Filippo IV di Spagna, e di cui ci resta una copia settecentesca, oggi conservata a New York. CC BY 3.0 [15] Gran parte delle pitture successive al 1635 saranno pertanto caratterizzate da questi elementi distintivo della pittura veneziana cinquecentesca, ossia da composizioni "a cielo aperto" con luci e atmosfere calde, solari e mediterranee.[15]. Files are available under licenses specified on their description page. [14][20], Nel 1647 il Ribera è segnalato presso il Palazzo Reale di Napoli, dove si riparò dallo scoppio dei moti rivoluzionari di Masaniello; un anno dopo invece si registra il suo ritorno presso l'abitazione di Porta di Santo Spirito di Palazzo, in quanto le rivolte di piazza contro il governo spagnolo terminarono parzialmente. [15], Il decennio che va dagli anni '30 fino ai '40 del Seicento fu il più prolifico per il Ribera. Intorno ai primi anni Trenta del Seicento Ribera subì l'influenza, dopo alcuni soggiorni romani, dei pittori attivi in quegli anni a Roma, come il Grechetto, Antoon van Dyck e Rubens, perfezionando così il suo stile che si aprì verso un classicismo neo-veneto, seguendo pertanto i grandi maestri veneziani del Cinquecento, Tiziano e Paolo Veronese, quindi con ampie stesure di colore ed un ritrovato gusto scenico fatto di paesaggi e cieli azzurri che si aprono sullo sfondo delle composizioni ritratte. [9] Lo Spagnoletto possiede in quegli anni un'ampia casa con giardino a Napoli nella zona di Monte di Dio, tra il Palazzo Reale e la spiaggia di Chiaia,[9] mentre nello stesso periodo si accende la rivalità tra lui e un altro grande protagonista del Seicento napoletano, Massimo Stanzione, il quale seppur vissuto negli anni napoletani di Caravaggio, non si allineò mai alla pittura caravaggista in senso stretto ma rimase invece sempre improntato verso un classicismo carraccesco. È segnalato per la prima volta negli inventari granducali nel 1828, e legato al patrimonio privato esposto nella quadreria di Palazzo Pitti. truetrue. Tra il 1614 e il 1616, segnalate già dal medico, biografo e storico Giulio Mancini nel suo testo sulle Considerazioni della pittura del 1620, si registrano durante gli anni romani, ma probabilmente a cavallo con i primi soggiorni a Napoli, tele rappresentanti i Sensi che costituiscono, assieme al Democrito già nella collezione di Piero Corsini a New York e poi al Principato di Monaco, oggi di ubicazione ignota, i primi lavori di importante qualità eseguiti dal pittore spagnolo, riprendenti con modi potenti le tendenze naturaliste del Caravaggio. [15] In origine le opere erano da collocare nella cappella di Sant'Orsola a Salamanca, successivamente il viceré decise di riorganizzare la macchina marmorea con le tele in esse custodite all'interno del convento delle Agustinas Recoletas di Monterrey a Salamanca, complesso religioso sorto di fronte al palazzo di famiglia dello Zuniga. [3], Il suo stile, che nel tempo si evolve verso un classicismo neoveneto, fu modello e punto di riferimento per i pittori partenopei coevi e di generazioni successive, segnando in maniera indelebile tutta la pittura napoletana del Seicento. truetrue. The following pages on the English Wikipedia use this file (pages on other projects are not listed): (2,710 × 3,510 pixels, file size: 1.12 MB, MIME type: Commons is a freely licensed media file repository.

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