97-115 (ripubblicato in Id., Ricerche patristiche [1938-1980], con prefazione di E. Corsini, II, Torino 1982, pp. Tra i prigionieri vi furono anche l'imperatrice Eudossia e le sue due figlie, Eudossia e Placidia. Festschrift für Heinrich Stirnimann, a cura di J. Brantschen-P. Selvatico, Freiburg 1980, pp. 87-97. Edizioni successive parziali delle lettere sono soprattutto quelle a cura di E. Schwartz negli Acta Conciliorum Oecumenicorum, II, 4, Berlin-Leipzig 1932, e di K. Silva-Tarouca  nella serie "Textus et Documenta" 9, 15, 20, 22, Romae 1932-37. Oxford 1983, I, Historica-Theologica-Gnostica-Biblica, a cura di E.A. Fasola, Un tardo cimitero cristiano inserito in una necropoli pagana della via Appia, "Rivista di Archeologia Cristiana", 60, 1984, pp. Historische Abteilung, 14). 35-40. lióne) s. m. [lat. 23) e all'imperatore Teodosio (ep. Dritte, verbesserte und ergänzte Auflage, Freiburg-Basel-Wien 1990, pp. The Development of Christian Discourse, Berkeley-Los Angeles-London 1991. Profilo di una città, 312-1308, Roma 1981, pp. Dizionario patristico e di antichità cristiane, II, Casale Monferrato 1984, s.v., pp. 54-120) risulta dalla composizione, in successione, dei sermoni 21, 2; 23, 2; 22, 1; 22, 2; 22, 3; 24, 3; 54, 2. Perciò in un'integra e perfetta natura di vero uomo nacque il vero Dio, completo di tutti gli attributi sia suoi che nostri. L'aspetto più rilevante è quello del lungo brano del sermone 64, 3-4 che corrisponde quasi integralmente ai paragrafi 4-6 del Tomus: viene sviluppato il tema dell'effusione del sangue di Cristo, preziosa per il "riscatto della moltitudine di coloro che sono in schiavitù", sulla base di Efesini 5, 2 che riferisce a Cristo nella passione i termini di offerta e vittima sacrificale. Si tratta principalmente della definizione di Gesù come semplice uomo ("solitarius homo"), non di natura divina, al quale gli onori e la potenza divina sarebbero stati concessi da Dio in seguito ai suoi meriti umani. H.J. Dagli ambienti monastici di Costantinopoli, tradizionalmente vivaio di accentuati fermenti dottrinali, apparve sulla scena Eutiche. 55-61. Inoltre, dopo l'invasione dell'Africa, della Sicilia e della Sardegna, il mercato del grano era in mano a Genserico, che ne regolava il flusso verso l'Italia. I fatti sono emersi in tutti i loro irripetibili dettagli. 218-301. 702-07). Magister militum dell'imperatore Leone I, nel 457 fu acclamato imperatore d'Occidente dall'esercito a Ravenna e fu riconosciuto dal senato, ma non dall'imperatore Leone. Iulius Nepos). sermone 21, 2]. Quando, nel 441, Crisafio divenne il favorito dell'imperatore, l'autorità di Eutiche divenne predominante. Un'espressione in cui L. parla di Roma con l'attributo di "patria" (ep. La dottrina di Eutiche, maturata negli anni dell'antinestoriano patriarca Proclo e dell'archimandrita Dalmazio, difensore di Cirillo, accentuò l'intento di salvaguardare l'unità di Cristo fino al punto da intendere l'umanità assunta dal Salvatore così permeata dalla divinità da divenire unica e diversa da quella degli altri esseri umani. XXIII-XXXII (ripubblicato in Id., Scritti minori, I, ivi-Parigi-Tournai-New York 1959, pp. Mueller, The Vocabulary of Pope St. Leo the Great, ivi 1943 (Patristic Studies, 67). - Toscano (m. 461), forse di Volterra, successe a Sisto III (440). Dopo aver fatto poi allusione alla resistenza anticalcedoniana, il sermone è caratterizzato da una vigorosa sintesi che pone in continuità la teologia dell'incarnazione e quella della generazione trinitaria del Verbo proprio per mezzo del tema della salvezza come disegno originario di Dio. Pertanto, sebbene a questi - e in particolare al Tomus I - si presti generalmente attenzione in riferimento alla dottrina di L., occorre guardare ai sermoni per una visione d'insieme del suo pensiero. Leone I, detto il Trace o il Grande (411 circa – 18 gennaio 474), è stato imperatore romano, Augusto d'Oriente dal 7 febbraio 457 alla sua morte. Il Liber pontificalis parla ancora di un intervento nella basilica lateranense ("fecit vero cameram in basilica Constantiniana"), da individuare forse in una nuova decorazione del catino absidale; il pontefice portò probabilmente a compimento l'opera intrapresa da "Fl. Giovanni 14, 28]". Di fatto, riesaminando le teorie di quasi tutti i sostenitori di false dottrine, che si avventano persino sullo Spirito Santo per negarlo, non troviamo quasi nessuno che sia uscito di strada, se non chi ha negato la reale esistenza in Cristo delle due nature, come vuole la fede, in una sola persona [qui duarum in Christo naturarum veritatem sub unius personae confessione non credidit]. Accorata fu la richiesta d'aiuto di Flaviano che gli chiedeva di cercare in tutti i modi di intervenire presso imperatore, clero e monaci della capitale; eco del suo Tomus ricevette dalla parte dottrinalmente più qualificata, cioè da Teodoreto di Ciro, che scrisse una splendida lettera esprimendo il suo riconoscimento del primato romano e grande apprezzamento per la dottrina sull'incarnazione. In relazione ai problemi della città, i sermoni di L. lasciano trasparire l'avvio di una vera e propria organizzazione del soccorso ai poveri da parte della Chiesa. Nestorio, in realtà, era completamente lontano dal pelagianesimo e inoltre totalmente ignaro delle vicende che ne avevano accompagnato la comparsa e gli sviluppi in Occidente. 38-46. La tradizione manoscritta del Tomus Leonis, in Studi dedicati alla memoria di Paolo Ubaldi, Milano 1937 (Pubblicazioni della Università Cattolica del Sacro Cuore. Chiara'", 11, 1961, pp. E non c'è eccesso di severità o eccesso di indulgenza dove nulla sarà legato, nulla sarà sciolto se non ciò che san Pietro avrà sciolto o avrà legato" (sermone 83, 2). E ne trae spunto per un'istruzione sul rapporto con la natura creata da Dio per l'utilità dell'uomo (sermone 27, 6). Riferendosi più tardi a questo sinodo, L. coniò la famosa frase: "In illo Ephesino non iudicio sed latrocinio" (ep. Fu questa a inviare L. in Gallia per ottenere una riconciliazione tra i due avversari. Come nel Tomus I, ad Flavianum per il periodo che precede Calcedonia, anche nel Tomus II può essere individuato l'ampio ricorso ai sermoni degli anni successivi al concilio. Anche il tema della qualità delle operazioni di Cristo dimostra come la dottrina cristologica leoniana sia prioritariamente impostata sulla riflessione soteriologica. Jahrhundert, "Zeitschrift für Kirchengeschichte", 88, 1977, pp. - Imperatore romano d'Occidente (m. 461). La flotta vandalica comparve quasi di sorpresa ad Ostia (Porto) il 3 maggio 455; le truppe avanzarono fino a Roma; Petronio Massimo tentò la fuga, ma fu ucciso dal popolo e dai soldati. Nel 456, il generale Ricimero, fermò un nuovo tentativo di invasione dell'Italia da parte dei Vandali e, il 18 ottobre, depose Avito facendogli succedere, dopo alcuni mesi di interregno, Maggioriano che però venne anche lui deposto e messo a morte da Ricimero nell'agosto 461. Come ricorda il Liber pontificalis, L. fu sepolto presso la tomba di Pietro; Sergio I, nel 688, fece trasferire la tomba dal portico dell'antica basilica in un luogo all'interno che si riteneva più degno e più adatto alla venerazione, perché facilmente accessibile. 101-32 (ripubblicato in Id., Ricerche patristiche [1938-1980], con prefazione di E. Corsini, I, Torino 1982, pp. 113-26. L.M. Si parla poi di lavori di rinnovamento ("renovavit") nella basilica di S. Pietro e in quella di S. Paolo che aveva subito un incendio a causa di un fulmine. Il corpo del sermone è in forma di ampia professione di fede, quasi una spiegazione e un commento al simbolo della fede cattolica: dopo una sintesi sulla generazione trinitaria, indica il passaggio dalla vita trinitaria all'economia della salvezza nell'assunzione da parte della persona del Figlio dell'opera della "restaurazione" del genere umano. Al trono fu elevato alla morte di Marciano (457 d. C.), principalmente per il favore ... loc. Pertanto fu dichiarato eretico e venne scomunicato. Egli assunse la condizione di schiavo, ma senza la contaminazione del peccato: arricchì così l'elemento umano, ma non sminuì l'elemento divino, poiché quell'annientamento che lo rese - lui l'invisibile - visibile, e per cui volle - lui, il creatore e il padrone di tutte le cose - essere un comune mortale, fu atto di misericordiosa condiscendenza, e non esaurimento della sua potestà [cfr. Giovanni e Paolo è indicato a nord del transetto della basilica in corrispondenza di strutture ornate da mosaici con figure di santi, resti riferibili probabilmente all'edificio di Leone. P.L. I, "Lateranum", 3, 1937, pp. B. Altaner, Patrologia, Torino 1977, pp. 239-54. della seconda edizione tedesca: Id., Gesù il Cristo nella fede della Chiesa, I, 1-2, Dall'età apostolica al concilio di Calcedonia [451], a cura di E. Norelli-S. Olivieri, Brescia 1982 [Biblioteca teologica, 18-19], t. 2, pp. Inviò lettere dappertutto. 163-94). Contributo alla comprensione storica del mito di Attila, in Attila Flagellum Dei?, pp. Le prime evidenze storiche certe su Leone lo individuano come diacono della Chiesa romana sotto papa Celestino I e poi sotto papa Sisto III. Conquistò ... Santo e dottore della Chiesa. Mathisen, Ecclesiastical Factionalism and Religious Controversy in Fifth-Century Gaul, Washington 1989. V. De Rosa, Il digiuno liturgico nei sermoni di S. Leone Magno, ibid., pp. A. Chavasse, Le sermon III de saint Léon et la date de la célébration des Quatre-Temps de septembre, "Revue des Sciences Religieuses", 44, 1970, pp. 4148) che ha come motivo conduttore la vicenda della traslazione. 43-126. L. aveva pertanto raggiunto a Roma una posizione di riconosciuta autorevolezza che determinò il duplice evento centrale della sua vita. 611-15 (ripubblicato in Id., Ricerche patristiche [1938-1980], con prefazione di E. Corsini, II, Torino 1982, pp. 281-325; 18, 1967-68, pp. 551-57. Certuni riconobbero la sua divinità, ma la carne la ritennero solo un'apparenza; altri hanno riconosciuto apertamente che egli aveva assunto una carne reale, senza avere però la natura del Padre […]. Anton, Kaiserliches Selbstverständnis in der Religionsgesetzgebung der Spätantike und päpstliche Herrschaftsinterpretation im 5. E dicendo nostri intendiamo ciò che il Creatore pose in noi fin dall'origine e che poi assunse per restaurarlo. 95, a Pulcheria imperatrice, del 20 luglio 451). A.P. Console nel 427; combatté al tempo di Teodosio II contro i Persiani e contro l'usurpatore Giovanni. S. Pricoco, Il cristianesimo in Italia tra Damaso e Leone Magno, Catania 1983 (Quaderni del Siculorum Gymnasium, 12). L. però ne denuncia solo gli errori che riguardano il patrimonio della fede: rifiutano i libri della Bibbia in cui si parla dell'opera creatrice di Dio, non accettano i libri dei profeti e i salmi; negano la nascita di Cristo nella carne, e la realtà della passione e della risurrezione, svuotano il potere di grazia del battesimo. Livingstone, Berlin 1975 [Texte und Untersuchungen, 116], pp. In particolare i sermoni 62 e 63, della domenica delle Palme e del mercoledì successivo, dell'anno 452, rivelano lo sforzo di L. nel delineare una spiritualità cristiana improntata al maggior equilibrio tra la dottrina della grazia di matrice agostiniana e il patrimonio ascetico d'origine monastica occidentale. Nova series, VI, a cura di G.B. Àrdabur (o Ardabùrio). Vennero letti e confermati alcuni documenti: la formula nicena con le integrazioni costantinopolitane del 381, due lettere di Cirillo (la seconda a Nestorio e quella a Giovanni d'Antiochia, del 433) e il Tomus ad Flavianum di L., dopo l'ascolto del quale l'assemblea acclamò: "Ha parlato Pietro attraverso Leone". Questi da parte sua, sin dalla conclusione del concilio, ne era divenuto fermo sostenitore in nome della pace dell'Impero, il che però si tradusse anche in misure repressive nei riguardi dei focolai di resistenza e di opposizione di matrice eutichiana. Sussidi, 4], pp. Chiara'", 11, 1961, pp. Livingstone, Leuven 1993, pp. Flaviano scrisse due volte a Roma (epp. A. Chavasse, Les lettres du Pape Léon le Grand (440-461) dans l'Hispana et la collection dite des Fausses Décrétales, "Études offertes à R. Metz. Fasola, in seguito alle indagini di scavo nella zona a sud-est della necropoli callistiana, propone di collegare il sepolcreto cristiano subdiale, da lui rinvenuto, intensamente occupato dopo la fine del IV secolo (specialmente nella sua parte nord), alla presenza di un santuario venerato, forse quello commissionato da L. per Cornelio. Attila abbandonò l'Italia; il mutamento dei suoi intenti fu dovuto a considerazioni di ordine militare e politico, ma certamente l'aura di prestigio e di sacralità di L. fu accresciuta agli occhi di tutti. La predicazione è uno dei dati principali del suo pontificato: i sermoni tramandati si snodano lungo le annuali tappe liturgiche fino al 457. 31, 4) ha fatto talvolta ipotizzare che fosse romano di nascita; ma il contesto si riferisce alla Sede apostolica e in quanto tale L. considera Roma sua patria. In Oriente si riunirono i sinodi provinciali; le risposte, solo in parte conservate, furono unanimi nel considerare Timoteo un intruso e, quanto alle decisioni di Calcedonia, solo il vescovo Anfilochio di Sida, anche a nome dei suoi suffraganei, parlò di innovazioni rispetto alla fede di Nicea. 103-47. "Utraque forma", infine, è usato nel senso di "natura" nel passo ripreso dal sermone 54, 2: "Agit utraque forma cum alterius communione quod proprium est, Verbo scilicet operante quod Verbi est et carne exequente quod carnis est". Dal saccheggio inoltre vennero risparmiate le tre basiliche di S. Pietro, S. Paolo e S. Giovanni in Laterano; in esse cercò scampo la popolazione durante quattordici terribili giorni. Questi elementi vennero ancora ripresi nel 1648 da Alessandro Algardi nel monumentale altorilievo dedicato a L. nella basilica di S. Pietro a Roma. Nel sermone per il digiuno delle quattro "tempora" di dicembre dello stesso anno, i toni sono ancora più decisi: dalla messa in guardia dagli errori si passa alla denuncia di abominevoli misfatti addirittura confessati nel corso di un confronto a cui L. ha ordinato che si presentino membri qualificati della comunità dei manichei. Lang, Leo der Grosse und die liturgische Gebetstexte des Epiphaniefestes, Wetteren 1964. "Natione Tuscus ex patre Quintiliano" secondo la testimonianza del Liber Pontificalis, LEONE I Magno, papa entrò nella carriera ecclesiastica a Roma al tempo di papa Celestino (422-432). L. continua poi descrivendo in termini schematici gli aspetti erronei della cristologia sia di Nestorio sia di Eutiche, ponendo in evidenza il criterio soteriologico di valutazione: se il Figlio della Vergine non fosse stato nella sua persona anche il creatore della madre, non avesse cioè avuto potere divino, per l'umanità non vi sarebbe alcuna speranza di salvezza; viceversa, se dall'unione della natura divina e della natura umana, ciò che era duplice si fosse ridotto a uno solo, allora l'umanità sarebbe stata ridotta a sola apparenza e, di conseguenza, non rimarrebbe spazio per la speranza nella risurrezione. Barclift, Predestination and Divine Foreknowledge in the Sermons of Pope Leo the Great, "Church History", 62, 1993, pp. Pietro e Paolo, e giorno nel quale il suo corpo venne traslato da Sergio I nella basilica vaticana. La dottrina pertanto è destinata a illuminare e a guidare tutti, in riferimento agli eventi che ne richiedono il progressivo chiarimento per la salvaguardia della autentica fede. LEONE I imperatore d'Oriente Enciclopedia Italiana (1933) Fu soprannominato, dal luogo di origine, il Trace, e per le sue opere, con evidente esagerazione, il Grande. In questo contesto fu approvato il canone 28 che ribadiva quanto stabilito dal concilio di Costantinopoli del 381 riguardo al secondo posto di Costantinopoli, la nuova Roma, dopo il primo di Roma, nonostante le proteste dei delegati romani a cui la graduatoria sembrava non consonante con il contenuto proprio del primato romano. Y. Duval, Saint Léon le Grand et saint Gaudence de Brescia, "The Journal of Theological Studies", 11, 1960, pp. Essi sono da temere e si deve vigilare che non danneggino nessuno e che non si rafforzino in nessuna parte della città (sermone 9, 4). […]. Ead., La predicazione di Leone Magno a Roma, in La comunità cristiana a Roma, a cura di P. Siniscalco, Roma 1999. di Elena Cavalcanti - A questi il papa chiede chiarimenti, dicendo di non aver compreso bene, dalla documentazione inviata da Eutiche, il criterio seguito nella condanna, e di esigere che tutto sia portato a conoscenza per potere obiettivamente appurare i fatti senza pregiudizio di nessuna delle parti. Inoltre, nei sermoni e nel Tomus, l'agire, come espressione della libera volontà, è l'elemento determinante della persona: in Cristo, la sua volontà umana è libera dal peccato e ciò le permette di operare in perfetta unione con la sua volontà divina. In Oriente la memoria si celebra il 18 febbraio. Ciò è da intendere come un ruolo di prestigio nel diaconato romano: Gennadio, De viris illustribus 62, dà a L. il titolo di arcidiacono della Chiesa di Roma. Così si esprime nel sermone 28, del Natale 452: "La fede cattolica respinga gli errori degli eretici latranti i quali, sedotti dalla vanità della sapienza umana, si sono allontanati dal vangelo della verità […]. Ferrua, In Civitate Vaticana 1975, nr. Ma l'evento inatteso della morte improvvisa dell'imperatore, il 28 luglio 450, determinò un cambiamento radicale della situazione: sul trono salì la sorella di Teodosio, Pulcheria. 725-82. A. Chavasse, Le sermon prononcé par Léon le Grand pour l'anniversaire d'une dédicace, "Revue Bénédictine", 91, 1981, pp. Si segnalò nella sua attività pastorale, rinnovando la liturgia e organizzando una struttura di carità per i più bisognosi. Tutti i sermoni di L., prima e dopo Calcedonia, sono strutturati sostanzialmente in due parti: una propriamente cristologica, l'altra di carattere parenetico o, più precisamente, di applicazione della dottrina accuratamente indirizzata a delineare come il mistero della salvezza rivolto a tutti richiede, proprio per la sua gratuità, una risposta personale e libera che si traduce nell'impegno a seguire Cristo, ad imitarne gli esempi, e a rinnovarsi interiormente con la forza del "sacramentum" liturgico. Successore di Marciano, fu elevato al trono (457) con l’appoggio del patrizio Flavio Ardabur Aspar. Riprende poi il testo, sempre presente nei sermoni, di Filippesi 2, 6-11 come fondamento particolarmente significativo per la retta dottrina dell'incarnazione e delle due nature in Cristo ("forma Dei-forma servi"). Del resto anche le lettere sono espressione dell'attività di L. legata principalmente alla vita della Chiesa e al ruolo del vescovo di Roma; ma la predicazione è la fonte per le lettere dottrinali particolarmente importanti quali i due Tomi. G. Cremascoli, Fortuna di Leone Magno, in I sermoni di Leone Magno fra storia e teologia, a cura di M. Naldini, Fiesole 1997 (Biblioteca Patristica, 30), pp. A Roma si era diffusa la voce che Nestorio, come patriarca di Costantinopoli, avesse favorito un gruppo di vescovi pelagiani rifugiatisi nella capitale d'Oriente. L. morì il 3 febbraio 474. Bury, A history of the later Roman Empire from the Death of Theodosius I to the Death of Justinian, I, Londra 1923, p. 315 segg. e poet. La propaganda delle idee di Eutiche si svolse nel contesto di una rinnovata generale campagna contro i vescovi dell'area antiochena, nella quale fu attivo Dioscoro, successore di Cirillo nel patriarcato di Alessandria. Analyse des Tomus an den Patriarchen Flavian, Freiburg-Basel-Wien 1982 (Freiburgische Theologische Studien, 122). O. Pasquato, San Leone Magno, in G. Bosio-E. dal Covolo-M. Maritano, Introduzione ai Padri della Chiesa. 146), redatta dopo avere avuto la possibilità, dall'imperatore Marciano, di rientrare nella sua sede episcopale. 5-21. 22 e 26 dell'epistolario di L.), spiegando i suoi atti precedenti, accludendo gli atti del sinodo del 448 e chiedendo indicazioni per il presente. Secoli IV e V, Torino 1995 (Strumenti della Corona Patrum, 4), pp. La presidenza del concilio fu affidata infatti non al vescovo della capitale, ma al suo rivale, Dioscoro d'Alessandria. 19-91. J. Gaidioz, Saint Prosper d'Aquitaine et le Tome à Flavien, "Revue des Sciences Religieuses", 23, 1949, pp. Risonanza della difficile situazione si ha in un folto gruppo di sermoni che appartengono al periodo compreso tra il Natale del 452 e quello del 453 (sermoni 28, 29, 38, 46, 64, 65, 66, 79, 91), nei quali l'esposizione della fede è reiteratamente condotta nei termini consueti e insistentemente convalidata sul piano soteriologico. Magister militum dell'imperatore Leone I, nel 457 fu acclamato imperatore d'Occidente dall'esercito a Ravenna e fu riconosciuto dal senato, ma non dall'imperatore Leone. 189-204. Dalla stessa lettera e da quella diretta nella medesima data all'imperatore (ep. Dalle risposte dei metropoliti si intende che vennero convocati i sinodi provinciali; in quella di L. (ep. Informa inoltre che alcuni hanno fatto abiura pubblica e scritta e sono stati perciò riammessi nella Chiesa dopo aver fatto penitenza; gli altri, dai giudici competenti, sono stati sottoposti a quanto stabiliscono le leggi imperiali (ep. scient. Null'altro si sa della famiglia e del luogo di nascita; né può esserne fissata con esattezza la data. Durante tale missione, il 19 agosto 440, morì Sisto III. Θεοδώρητος) di Cirro. La vacanza durò quaranta giorni. R. Dolle, Les sermons en double édition de S. Léon le Grand, "Recherches de Théologie Ancienne et Médiévale", 45, 1978, pp. C. Nardi, Lingua e stile dei sermoni, ibid., pp. A sua volta, l'oggi liturgico è in relazione con il "sacramentum" originario e culminante della memoria che rende presente e prolunga nella storia il mistero pasquale di Cristo, edificando il suo corpo mistico fino al compimento. Ai sermoni 64, 4 e 65, 1 è improntato il tratto finale del paragrafo 6 del Tomus, sulla qualità delle azioni di Cristo, che manifestano la natura umana e la natura divina nell'unità della persona: l'intento di L. è ribadire che la salvezza si realizza per mezzo della reale e piena unione in Cristo di due principi di attività che corrispondono alle due nature. Seguirono l'edizione romana in tre volumi (1751-55) del carmelitano P.T. Sia nella lettera 106, del 22 maggio 452, diretta ad Anatolio, sia in quella dell'11 giugno 453, mandata a Massimo di Antiochia (ep. Il sermone pronunciato il 29 giugno del 441 esalta il nuovo ruolo di Roma: "Sono questi [gli apostoli Pietro e Paolo] coloro che ti hanno innalzato all'alto onore di divenire, come nazione santa, popolo eletto, città sacerdotale e regale [cfr. λέων]. L.I. Nel sermone 64 sulla passione, della domenica delle Palme del 453, che insieme al sermone 65, del mercoledì successivo, viene ripreso nella lettera 124 ai monaci orientali, dell'estate dello stesso anno, ancora più determinatamente vengono indicati i due principali contenuti della fede cristiana, e in stretto rapporto tra loro: la riconciliazione del mondo e l'assunzione della natura umana da parte di Cristo (sermone 64, 1). Nella relazione dell'imperatore inviata al papa dopo la conclusione del concilio, vi era anche la richiesta del riconoscimento del canone 28, lamentando la resistenza dei legati romani. È certo invece che nel 430 L. rivestiva a Roma una posizione di grande prestigio. 6 e 14). De carne Christi 5); quella del Tomus risente probabilmente di una fonte più immediata quale lo pseudo atanasiano De Trinitate XI, 68: "salva proprietate utriusque naturae in una persona Christi [...]" L'anonimo trattato era stato conosciuto da Ambrogio e Agostino, ai quali si presentava con l'autorità di Atanasio. Aveva ereditato dallo zio, comes Marcellino, un comando militare in Dalmazia; sposò Verina, nipote dell'imperatore d'Oriente Leone I, il quale lo inviò in Italia contro l'imperatore Glicerio, da lui non riconosciuto. Non mancarono persone a lui vicine che lo incoraggiarono a scrivere al papa, ma egli si rifiutò e ne lascia consegnata la ragione: "Poiché molti mi disapprovavano numerose volte per non avere scritto a Leone, vescovo di Roma […], almeno quando mi fu rimessa una parte della lettera che conteneva il suo giudizio su Flaviano ed Eutiche e dalla quale era evidente che egli non aveva timore di perdere l'amicizia dell'imperatore, ecco perché non ho scritto. Canone critico per le lettere pontificie dei secoli VII-IX, "Gregorianum", 12, 1931, pp. A. Lauras, Saint Léon le Grand et les juifs, in Studia patristica, XVII, The 8th International Conference on Patristic Studies Met in Oxford from 3 to 8 Sept. 1979, I, a cura di E.A. Nei rapporti con l'Occidente si ispirò al principio di mantenere l'unità formale dell'impero, assumendo alla morte di Libio Severo (465) la dignità imperiale anche per l'Occidente (lasciò il governo al patrizio Ricimero), benché elevasse poi (467) al trono di Roma il congiunto Antemio Procopio. I sermoni 64 e 65, della domenica delle Palme dell'anno 453 e del mercoledì successivo, sono quelli particolarmente ripresi nel Tomus II. 277-93. Chi, in Internet e in particolare nei siti di relazione sociale, si esprime in modo aggressivo e violento, non di rado ricorrendo a offese, insulti, minacce, di solito approfittando dell’anonimato, mentre nella vita reale... leóne (ant. Reihe XV., 51). 16, 17, 19, 49), sia a difesa dell'ortodossia della fede. L'imperatore, da parte sua, probabilmente già nell'ottobre 457, aveva preso l'iniziativa di procedere a un'inchiesta presso i vescovi di ciascuna provincia. Dopo una breve sezione dedicata a riassumere l'opera di difesa della Chiesa e di azione pastorale, con specifico riferimento ai "missi pro recto dogmate libri" (v. 9) - gli scritti elaborati per il consolidamento dell'ortodossia cattolica -, si prosegue a narrare della tomba del pontefice. Id., S. Léon, le "Communicantes" et le "Nobis quoque peccatoribus", ibid., pp. 4958) e nel 474 (ibid., nr. B. Vollmann, Studien zum Priszillianismus. 915-30 (ripubblicato in Id., Dominus Salvator. Il monumento, non ancora individuato, era situato probabilmente nell'area subdiale corrispondente al luogo della sepoltura sotterranea di Cornelio (le "cripte di Lucina"). Era questi un monaco ormai anziano a cui la fama di austerità e di vita degna di venerazione avevano guadagnato non solo una grande popolarità sia a corte che tra la popolazione, ma anche una tale autorità morale presso tutti i monaci della capitale, da averne il generale assenso. Procopius Anthemius). A. Cameron, Christianity and the Rethoric of Empire. 17-55 e 193-212. E. Cavalcanti, "Officium sermonis" nei sermoni di Leone Magno, in Studi in onore di B. Ulianich, Napoli 1999, pp. 170, 9; 238, 2; Tractatus in evangelium Iohannis 78, 1-2; Enarrationes in Psalmos 63, 13 e 138, 3; De Trinitate 2, 1-3), che trovava nella formula paolina la sintesi dei due passi giovannei (cfr., di Agostino, sermone 293 E, 2). Quest'ultima è una risposta, il che significa che l'imperatore si era rivolto al papa, probabilmente - come si evince dal tono sia pur molto attento delle due lettere di L. - perorando la causa di Eutiche ed esprimendo riserve sull'operato di Flaviano. - Militare (n. 430 circa - m. 491), fece rapida carriera nell'esercito bizantino, giungendo sino a sposare Ariadne, figlia di Leone I e di Verina (468), suscitando l'ostilità di Aspar, capo dei Goti al servizio di Leone medesimo. Procopius Anthemius). L'imperatrice, che aveva immediatamente tolto ogni ruolo al potente Crisafio, il protettore di Eutiche, il 25 agosto aveva intanto sposato un valido ufficiale, Marciano, di origine tracia, che elevò a coreggente e che si pose sollecitamente in rapporto con L., comunicandogli la sua ascesa al trono e assicurandogli tutta la sua collaborazione per ristabilire la pace della Chiesa mediante la convocazione di un nuovo concilio generale, che si tenne a Calcedonia nell'ottobre del 451.
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